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Prenderemo in considerazione l’alfabeto italiano e le sue origini, anche se è assai interessante sconfinare (pur nell’etimologia italiana) nei territori di tutte le altre lingue neolatine ed indoeuropee; per non parlare della vastità di scibile nascosta negli ideogrammi asiatici.
La lettera A
E’ a capo dell’alfabeto di quasi tutte le lingue antiche e moderne. Lo troviamo anche sotto forma di Alpha nel greco; è l’Aleph dei Fenici e degli Ebrei (Aleph che non è né vocale, né consonante, ma che viene chiamato “spirito dolce”), fino all’Eliph degli Arabi, all’Olaph dei Siriaci.
I Fenici, nel comporre le lettere dell’alfabeto, si riferirono agli elementi importanti per la vita sociale ed economica. Alaphim –ad esempio- era il plurale di Aleph e stava ad indicare la coppia di buoi. Dunque, Aleph significa bue, toro, vitello, ma –per traslato- guida, capo, principe, il primo. La lettera venne rappresentata dalla testa di un bovino, con tanto di corna:
I Greci lo posero su un fianco,
arrotondandolo e creando anche la variazione fonetica “alpha” α.
I Latini, completarono la rotazione, portandola a 180° dall’originale e arrivando così
alla A che conosciamo.
Va annotato che tale vocale è predominante nell’italiano e nello spagnolo, ma soprattutto nel sanscrito: in esso, una grande quantità di vocaboli non contiene altra vocale: la “a” costituisce la lettera/nota armonica del sanscrito e lingue derivate.
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